niniade
un bel giorno della tua vita ti pigli un gatto. è giovane ma decisamente non un cucciolo, è malato praticamente moribondo, ha passato il primo anno e mezzo della propria vita non si sa dove e non si sa come; quel che è certo è che si mostra terrorizzato quando allunghi la mano per accarezzarlo, quando afferri la scopa per spazzare, quando i tuoi piedi si muovono troppo velocemente nei dintorni del metro cubo in cui si trova lui. non deve essere stata una gran vita, insomma. è di animo gentile, ti fa educatamente le fusa se gli parli, ma non ha per te neanche il minimo sindacale felino di fiducia, e ha occhi tristi e un po’ vuoti di orfanello. di notte si accuccia da qualche parte, sul letto non ci sale nemmeno. tu lo curi con devozione, lo nutri e sostanzialmente lo lasci stare, finché un giorno il tuo gatto rompe gli indugi, salta sul letto mentre leggi un libro prima di dormire, ti sale addosso e ti strofina il naso sulla faccia, con un’espressione entusiasta negli occhi che non pensavi gli avresti visto mai. è scoppiato l’amore. un gatto non è un figlio, non è neanche una persona pur essendo in mille modi migliore di tante persone, ma in qualche modo per lui tu diventi una grossa mamma, o almeno quella Grossa Cosa che Procura il Cibo, Somministra le Coccole e Spala la Merda. e ha fiducia in te, il massimo sindacale felino e anche qualcosa di più. e tu lo adori che manco gli egizi.poi un giorno, molti anni dopo, senza che te ne rendessi conto, quel tuo figlio gatto è diventato tuo nonno. è un vecchino sdentato che deve mangiar le pappette, i reni funzionano male e deve prendere le medicine, poi deve fare le flebo e le analisi e mille supplizi, e certo tuo nonno non era così riottoso. lo torturi e ti torturi, e ogni volta lui ti perdona. subito. ogni singola volta in cui lo blocchi, lo ingabbi, gli infili un pasticcone in gola, lo trascini da un veterinario che lo infilza di aghi, lui niente: si spaventa da morire, si incazza abbestia, e un secondo dopo è già fra le tue braccia che fa le fusa. e tu lo adori che manco gli egizi.









7 Commenti so far
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Cara Kristalla, è la prima volta che scrivo qui, ma dopo aver letto il tuo post credo proprio di non poter resistere. Ti ricordi Figaro, quel cagnolino color miele che si era voluttuosamente prostrato ai tuoi piedi ad un tuo minimo cenno di coccole? Ecco, ieri, dopo 14 anni bundusi di onorato servizio canino, se n’è andato tra le mie braccia, e almeno una litrata di lacrime.
Non è triste, è molto di più. E’ quel nonsochè impalpabile che manca in casa, un vuoto che parte dalla bocca dello stomaco per arrivare fino in gola, e lì si blocca.
E poi niente, si sta e ci si abbandona a questa enorme malinconia in silenzio, perchè le parole proprio non rendono giustizia.
Esagerazione? Forse. Pazienza.
I miei migliori auguri per il mitico Nino e un abbraccio a te.
con affetto
Arianna
By Ariazza on 27 Gennaio 2008 12:50
pinolino superiore (il suo, ma anche il tuo ;)
By panda on 27 Gennaio 2008 20:30
povera figaro :”’((((((
By kiti on 31 Gennaio 2008 13:56
come si fa a commentare un post così sentito? lascio la zampa a lucy…
By Lucy on 5 Febbraio 2008 18:51
evito di sbrodolarmi. Ma questo post è perfetto anzi purrfetto :)
By milo on 11 Maggio 2008 7:03
la milo! quanto tempo!
By kiti on 11 Maggio 2008 8:17
Finita sul tumblr la tua splendida Niniade! :-)**
By Mitì on 5 Settembre 2008 12:09
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