who dares to love forever when love must die?

Nino
fra amori sbagliati e amicizie interrotte, nella mia vita ho avuto anche un amore perfetto, profondo, totale: ma era un amore felino. e gli amori felini, si sa, non durano per sempre. il mio mi è stato strappato via questa mattina.
farewell my beloved.

con le dovute proporzioni

martino e nino nel 2002:martinonino
martino e nino nel 2008:
100_1540

Thaïs: Méditation

alla faccia del bicarbonato di sodio

certi spettacoli fanno un po’ tracimare l’ormone. comunque, se proprio sono costretta a scegliere, il mio preferito resta jack, nonostante porti il quattrocento di piede.

reminiscenze

questo articolo su Lungo Po Antonelli avrei potuto scriverlo io, parola per parola. io che ho fatto le elementari in quella scuola lì e che ricordo benissimo quelle nebbie epocali e quelle passeggiate fangose. e nella foto si vede precisamente ciò che vedevo dal mio balcone.

quello che i giornali non dicono, quello che la gente non sa

volete davvero saperne di più sulla grave situazione (politica prima ancora che economica) dei teatri d’opera italiani? mi auguro di sì, che davvero vogliate, visto quanto mi sta a cuore l’argomento.
allora andate qui: http://www.salviamoiteatri.net, armatevi di pazienza e potrete seguire un po’ meglio la situazione.

là.


(e se pensate che sia facile vuol dire che non ne avete mai montato uno).
perché lui vale.

firmate numerosi

Petizione per l’unità e la salvaguardia delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche
11 Novembre, 2008 – 14:31

Onorevole Ministro per i Beni e le Attività Culturali,

i sottoscrittori della presente petizione Le chiedono di riconoscere che tutte le quattordici Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane costituiscono un comparto di eccellenza nel loro complesso, nessuna esclusa, in quanto portatrici — per tradizione consolidata e incontestabile — di una eredità, quella del melodramma italiano e della musica colta in generale, che a tutt’oggi è nel mondo uno dei primati del nostro Paese.

Tutti i Teatri d’Italia, nella loro storia come oggi, hanno incentivato la produzione e la diffusione dell’opera nell’arco di oltre quattro secoli, dando ognuno il proprio concorso nella creazione di un genere artistico di altissimo livello, che ha nell’italianità una delle sue caratteristiche principali.

Tutte le Fondazioni sono depositarie di questo patrimonio, ammirato, invidiato, imitato, ma mai eguagliato nel resto del mondo. Un patrimonio che a sua volta ha creato la tradizione di una “scuola” di figure professionali con competenze molto specifiche nell’ambito di tutte le arti. Un patrimonio che, se mantenuto vivo, garantisce continuità culturale, ricchezza materiale (la cultura è un investimento redditizio) e un’immagine di eccellenza per l’Italia.

Non è dunque credibile che questi centri di produzione culturale, con tutta la loro profondità storica e la loro vitale progettualità, vengano relegati e ridotti a realtà di interesse meramente regionale. Come dire che l’opera non è italiana ma toscana, campana, lombarda o piemontese…

Le chiediamo quindi di instaurare un dialogo serio e costruttivo con i lavoratori e le direzioni delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche al fine di trovare un modo più efficiente di utilizzare le risorse evitando, ove ci siano, gli sprechi, senza impoverire il panorama culturale italiano e senza distruggere entità storiche che creano lavoro nel loro complesso per migliaia di persone.

si firma qui: http://www.teatroregio.torino.it/it/petizione

ci risiamo

Tenete a mente che se chiudessero i teatri, cosa che appare sempre più probabile, il problema dell’offerta culturale scomparsa o dimezzata sarebbe marginale: il problema sarebbero 140.000 persone in mezzo a una strada. O la metà di queste, che comunque sono settantamila.

Un problemino da nulla, al cui paragone Alitalia con i suoi ventimila esuberi diventerebbe un giochetto da ragazzi. (Con la differenza che qui si parla della Lirica, una cosetta che abbiamo inventato noi e di cui dovremmo essere fieri invece di mandarla alla deriva nel silenzio generale).

così scrive Alfonso Antoniozzi, grandissimo baritono e persona di rara intelligenza, nella mirabile sintesi della (disperata) situazione dei teatri in italia pubblicata sul suo sito.

io amo il mio lavoro. e mi sembra, ancora una volta, pazzesco.

La sinistra italiana svanisce

tradurlo sarebbe infierire, dice. invece bisogna. per i pigri e per chi ha difficoltà con lo spagnolo.

La sinistra italiana svanisce

Dov’è la sinistra italiana? Quali alternative propone l’opposizione guidata da Walter Veltroni al discorso populista e a tratti xenofobo e revisionista della destra? Cos’è rimasto di quella magnifica esplosione di energia riformista generata un anno fa dalle primarie del Partito Democratico?
Queste domande che tanti italiani si pongono, all’interno e soprattutto all’esterno del paese, si riassumono in una semplice risposta. Sei mesi dopo aver perso le elezioni, la sinistra italiana è assente, si direbbe che non esiste. Scomparsa, sebbene ieri abbia tentato di rivivere con una massiccia manifestazione contro la politica di Silvio Berlusconi. Secondo gli organizzatori, 300.000 persone sono uscite nelle strade.

“Il problema è che il Partito Democratico non ha saputo sfruttare la forza delle primarie”, spiega Ezio Mauro, direttore di La Repubblica. “Ha unito le nomenclature di cattolici ed ex-comunisti, ma non le idee, e va avanti circondato da lotte interne di capi e capetti che non interessano a nessuno. La tragedia è che non esiste un reale dibattito, non ci sono idee, solo una sorda battaglia per il potere. E il grande problema è che Veltroni non pronuncia la parola ‘sinistra’”.

Nelle ultime settimane, la sensazione è che l’opposizione sia affare di Antonio Di Pietro, leader della piccola Italia dei Valori, e del Papa e dei vescovi, che non si stancano di denunciare l’intolleranza della politica di immigrazione.

Nel frattempo, la popolarità di Berlusconi contina ad aumentare, anche nel pieno del terremoto finanziario.
E il suo disprezzo per l’avversario politico arriva ormai al limite di ignorarlo. Quando, pochi giorni fa, gli hanno chiesto se non dovesse convocare il leader dell’opposizione, si è permesso di rispondere: “Non me ne frega niente”.

Rotto il dialogo, si direbbe che il Partito Democratico si dedichi più a guardarsi l’ombelico che ad offrire un’alternativa. Veltroni ha convocato una manifestazione per il 25 ottobre, svincolandosi dalle proteste di Di Pietro, che ieri è tornato in piazza Navona per chiedere un referendum contro il lodo Alfano, la legge ad personam fatta dagli avvocati-legislatori di Berlusconi per liberarlo dai giudizi pendenti.

Giuseppe Provenzano, ricercatore universitario di 26 anni e militante del Partito Democratico in Sicilia, crede che il PD stia ancora pagando “la credibilità persa durante il governo Prodi”, e che debba risolvere un doppio problema: “centralismo e disconnessione dalla realtà”.

“Berlusconi ha vinto in modo schiacciante perché ha saputo decifrare il fallimento dello Stato unitario italiano”, spiega Provenzano. Le regioni del nord sono fra le più avanzate d’Europa, quelle del sud fra le più sottosviluppate. Il PD ha una visuale troppo romana, slegata dal territorio, lontana da quel 99% di italiani che non leggono i giornali.

Nel sud, Berlusconi interpreta la vecchia politica della Democrazia Cristiana, clientelismo, assistenzialismo, scambio di favori. Nel nord, con la Lega Nord vende sicurezza e meno regole. In entrambi i luoghi ha sedotto con la sua immagine di Governo che decide, cosa che non appartiene al PD. Veltroni era già parte del governo di Prodi nel 1996…

Che fare? Ezio Mauro crede che il centro-sinistra non possa rinunciare alla sinistra. “E’ necessario uno sforzo culturale, più che politico. Si tratta di creare una nuova cultura, un discorso moderno, occidentale ed europeo, alternativo al pensiero unico dominante. La gente non si sente più parte di un collettivo, bisogna offrirle un progetto forte. Però Veltroni pensa che la sinistra non serva più per parlare agli italiani. Se il potere di Berlusconi è di destra al quadrato, come può non avere di fronte una sinistra? Il PD deve parlare da sinistra, come fecero Zapatero e Blair.”

A giudizio di Mauro la crisi, la propaganda che confonde immigrazione con delinquenza, la crescente disuguaglianza fra ricchi e poveri e la personale idea di giustizia di Berlusconi
sono questioni di sostanza sufficiente da meritare ‘qualcosa di più del silenzio'”. Per ora, “Berlusconi finge di essere il paladino del popolo di fronte alla crisi, ma dovrà stare molto attento al deterioramento dell’economia reale, all’impoverimento dei cittadini e al calo dei consumi”.

Secondo il parere di Provenzano, il PD deve segnare la differenza fra tre “grandi problemi: salari e povertà, immigrazione e giovani”. “Abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa e nel sud del paese c’è un 25% di poveri. O ti occupi di loro, o li perdi. Sugli immigranti, checché ne dica la Lega, non eviterà che restino. Con responsabilità, bisogna dare voce a questi nuovi italiani. E quanto ai giovani, è necessario creare un nuovo modello, dare nuovi diritti ai precari e includerli in un nuovo patto sociale. Se no, andranno dietro al più forte.”

Ma anche i più entusiasti sono fermi al disincanto. Lo scrittore Andrea Camilleri, per esempio, ha quasi gettato la spugna. “Sono sempre stato comunista, dal ’44. So di essere un pezzo da museo, ma non ho voluto perdere la mia ultima identità, astratta ma pur sempre identità. Veltroni mi ha invitato ad unirmi al PD ma non ho voluto. L’ho votato, anche se mi è costato ingoiare questo sistema elettorale chiamato ‘porcata’ dal suo stesso autore. Sacrificio vano… La sinistra non ha la forza per fare vera opposizione. Non la segue nessuno”.

8 settembre

nel giorno in cui i fascisti rialzano il capo dalle proprie fogne, io ho iniziato a leggere questo:

Immagine di Il Libro Della Memoria

qualche pagina al giorno, anche se fa tanto male, non può fare che bene.

coming out

mi sono innamorata (ma da mo’) della placida signora.

pe’ ffá la vita meno amara… (tre minuti)


il fatto che sia coordinata al divano è puramente casuale.
solo che dopo tre minuti tre, e dopo aver sacrificato indarno le unghie della mano sinistra, mi sono accorta a) che dopo vent’anni non la so più suonare neanche quel poco che allora sapevo, b) che sostanzialmente desideravo riaverla per una sorta di nostalgismo giovanilista, ma di fatto la voglia de canta’ me la levo quotidianamente in modi più elevati, o insomma in sintesi non me ne frega più una cippa. fra l’altro non ho più i necessari calli, e infine il testo fondamentale, la pietra angolare, la bibbia del dueamiciunachitarrraunospinello, ovvero il cazzoniere®, è rimasto a mio fratello. vendo chitarra usata tre minuti.

poi, voi stronzi che su friendfeed non mi avete cacata: me li sono trovati da sola i dns alternativi che non mi filtrano il porno, grazie tante. e siccome che sono una signora, se vi servono ve li passo. stronzi che non siete altro.

vi vedo, voi lì, su friendfeed. amico di questo, amico di quello, che vi likeate ogni tre minuti. mi fate tanto ridere. vi vedo, giovani amici, vi vedo e mi sento che non importa, sai, ciavevo judo©. vi vedo e mi sento fuori. voglio giocare anch’io, ma non so (più) giocare.
uno (una) lascia morire il proprio blog perché lamentarsi in pubblico pare brutto. fa pesante. non interessa. io mi lamento come harry:

insomma non sono poi tanto male per essere una che si lamenta. a dire il vero più che lamentarmi vorrei bestemmiare coi rutti, se solo ne fossi capace. sono almeno due anni che non mi lamento ad alta voce. ora lo faccio.
mi sento come i baccelloni di matrix, ecco come mi sento. che chi siamo, dove andiamo e perché sono cose che ci si chiede a dodici anni, ma mica solo: anche a quarantacinque.

nàino

un cuore a pezzi

…la nuova letteratura non distrugge e non nega affatto la nazione; la protesta contro l’occupazione, la satira sferzante sulla corruzione e l’imbestialimento generale, la denuncia del marciume e del’ottusità non significano affatto negare lo stato anzi, per lo più è tutto frutto di un cuore a pezzi.

(Amos Oz, “La vita fa rima con la morte”)

vita spericolata

da oggi sono in ferie.
alle 15,09 ne avevo già le palle piene.

Here comes the flood


courtesy of mio frateme

pane al pane

SAGITTARIO

Versione nuda e cruda: la voglia d’avventura ti divora l’anima, il bisogno di creare qualche casino irreparabile si fa strada nella tua vita piatta e triste come quella di un impiegato del catasto. Vorresti essere Indiana Jones, ma sei solo un logorrroico che tra il dire e il fare preferisce il dire. Al massimo ti farai un fine settimana a Milano Marittima, vedrai*.

*no, neanche quello.

(Causa Crisi, via Panduzza)

dove andremo a finire, signora mia

sono vent’anni che il mio lavoro (totalmente legale, eh) mi porta a rincasare di sera tardi; e, poiché vivo sola, rientro sola. mezzanotte, l’una, a volte anche dopo. senza contare che sono assai più di vent’anni che a volte esco di sera (e rincaso tardi) per puro piacere: come tutti. siccome abito in un quartiere tranquillo, in tutti questi anni non mi era mai capitato niente. mai, dico, mai. ah, sì, una volta uno che passava in bici mi aveva sibilato: ciao bella. o qualcosa del genere. il massimo del brivido notturno.
ieri sera, era l’una, tornavo dal lavoro. cinquanta metri a piedi dalla macchina al mio portone, non di più; forse di meno. passava una berlinetta di quelle vorrei-ma-non-posso, con quattro giovani a bordo; uno dei quali si è messo a gridare verso di me. ma io non avevo capito subito che ce l’aveva con me. come dicevo, non ci sono abituata. bene, il giovanotto gridava verso di me: dove te ne vai a quest’oraaa? tutta solaaa?? non hai pauraaa??? guarda che ti sciiippano! guarda che ti stuuuprano!! guarda che ti fai del maleeee!!!!
le stesse parole, in bocca a mia madre, suonerebbero preoccupate e sollecite. il ragazzetto però le urlava con rabbia, con cattiveria, con un sottotesto che diceva: guarda che adesso scendo dalla macchina e ti scippo, ti stupro, ti faccio del male.
va be’, voleva solo spaventarmi; e non c’è neanche riuscito, perché il mio portone era lì vicinissimo, ma è riuscito invece a darmi un fremito di inquietudine. perché insomma c’è della gente – c’è dei giovani, signora mia – che se ne va in giro a) coltivando il protervo piacere di spaventare una donna tanto per passare venti secondi in allegria, b) che contestualmente si permette di decretare che quella donna all’una di notte non ha il diritto di essere in giro, mentre ovviamente loro sì perché son maschi. e insomma in quei venticinque anni di uscite serali non li avevo mai incontrati. perché adesso? perché proprio adesso che si sono spalancate le fogne e tutti i ratti sentendosi forti ne stanno uscendo? sarà un caso?
secondo me, no.

votare per passione



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